Viaggio verso l’ignoto

Viaggio verso l’ignoto

 

Se nel reale confronto con se stessi ci fosse la certa possibilità, perciò una garanzia, di vedere in modo chiaro la propria natura, allora credo molte persone, molte più di quante siano ora, affronterebbero il viaggio.

Ciò che spaventa della ricerca, e perciò frena molti dall’intraprenderla, è il non sapere cosa si troverà. In una sola parola: l’ignoto. È questo a spaventare, più che la possibilità di trovare dentro di sé un cantante anziché un impiegato di banca.

Il nostro essere, tutto il nostro essere, è fatto di simboli, con i simboli comunica e attraverso i simboli si esprime. I simboli sono soggetti ad interpretazione, un fattore variabile. Nulla di certo è garantito quando si incontra un simbolo. Un simbolo non dice sì o no, non esprime giudizi su una direzione o quell’altra.

Un simbolo mostra un’attitudine, qualcosa di profondo che va al di là della mera apparenza, del semplice fare.

Un simbolo porta nelle profondità, in cui risiedono le verità dell’individuo. Un simbolo va compreso con una parte di sé che di solito viene ignorata o considerata poco utile: la sensibilità. Per interpretare al meglio, e non di certo del tutto, un simbolo, è necessario porsi in apertura, al di là delle abitudini, delle convenzioni e dei desideri personali.

Un simbolo, così come un sogno, distrugge le proprie convinzioni per mostrare la verità del momento.

Chi è pronto a vedere, e così mettere in pratica, la verità?

Non si tratta di passare da una buona azione ad un’altra, di togliere una maschera e sostituirla con una nuova o diversa, di uscire da un gruppo di appartenenza per entrare in un altro.

Non si tratta di abbandonare una certezza per sposarne un’altra.

Entrare in contatto con il simbolo durante il viaggio di ricerca significa aprirsi all’esperienza dell’ignoto e di un continuo cambio di identità, che nulla ha a che vedere con le maschere indossate per placare le ansie costanti, e molto si avvicina alla reale, perciò concreta, quotidiana, viva e presente, esperienza dell’essere.

 

Rossella Schianchi

 

 

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